Roba Vecchia…

…e di DIECI anni!
No dico, DI-E-CI…incredibile eh!? In qualunque modo la metti, dieci anni sono tanti. Fanno più effetto a 25 anni o a 50?o a 70?
Non saprei dire….ogni età credo ti sorprenda. Forse per le persone di mezza età, se si guardano indietro di dieci anni magari non è cambiato poi molto.
A 25 anni pensare a DIECI anni prima, comincia a farti effetto. Quando hai 15 anni non ti ricordi bene di quando ne avevi 5, ma a 25 anni ti ricordi molto bene di quando ne avevi 15. 
Dire che in mezzo ci passa una vita, potrebbe sembrare esagerato, ma per me è così. Non per tutti, ovvio. 
Dipende certamente da quello che si è fatto nel frattempo, perchè non solo una questione dell’essere cresciuti fisicamente o professionalmente.
 
Quanti possono citare con precisione e affetto un evento o addirittura un intero momento della vita di DIECI anni prima? E non parlo di cose generiche come “ero adolescente”, “andavo al liceo e stavo con tizio”, “facevo marachelle con Caio”, “era l’anno della maturità”, “ho preso la patente”…ma parlo di successi personali emersi improvvisamente da cose che lì per lì facevi per divertimento e con sacrificio. Quelle cose di cui DIECI anni dopo ancora ricordi il divertimento e il sacrificio, di cui senti viva la passione, ma ricordi anche la spensieratezza con cui portavi avanti sconfitte e vittorie all’inseguimento di qualcosa che sembrava il successo; in realtà era un’esperienza unica e irripetibile. E lo avresti capito solo dopo (e menomale!) quanto quella spensieratezza era inadeguata all’importanza di quei pezzi di vita.
 
Penso a DIECI anni fa quando vedo una foto di oggi…che poi è roba senza età, roba di estate, aria rilassata, maniche corte e pantaloncini…insomma nulla di impegnativo, ma quanta acqua è passata sotto i ponti. Tanta tanta acqua, tante bracciate, tanti chilometri, tanti tantissimi attimi di quelli che ti levano il respiro.
La gente ancora mi da vent’anni e poco meno (giusto perchè sa che guido!). Eppure sembro un’altra. Ma che dico? SONO un’altra. Porto dentro una cassaforte le preziose esperienze positive, ma anche quelle negative. Insomma la copertina può sembrare uguale, ma il contenuto si è aggiornato. Segno che puoi mentire a tutti, meno che a te stesso e a chi c’era dieci anni fa e - bene o male, più o meno - c’è anche oggi.
E non basta il web a fare da archivio di una vita. Non alla mia generazione. Al momento presi gli ultimi DIECI anni solo 5 sono tracciati da Facebook!
I “Nativi Digitali” forse a 25 anni potranno andare sulla loro timeline di Facebook o di altro Social Network analogo, tornare indietro come con la macchina del tempo all’anno desiderato e rivedere i loro post pieni di stupidaggini o di sensazioni, le foto di amici un pò dispersi e appartenenti ad altro capitolo della vita, i luoghi, i video…come un episodio delle serie TV.

 

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La Basilica di Betlemme e l’orgoglio italiano

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SCACCHI please…NO Dama!!
Avete presente il gioco degli Scacchi?e quello della Dama?
Ora vi spiego…entrambi usano lo stesso piano di gioco. Identico. Quadrati neri che si alternano a quadrati bianchi. Entrambi giochi di strategia. Ma sono due strategie diverse.
Gli Scacchi mettono 16 pezzi a disposizione di ogni giocatore, la Dama ne ha 12.
Quei 16 pezzi degli scacchi hanno skills specifici:
- gli 8 Pedoni si muovono solo in avanti di una o due caselle ad inizio partita, poi solo di una ed in ogni caso per catturare altri pezzi si deve spostare di una casella diagonalmente;
- le 2 Torri si possono muovere su una qualunque casella della stessa traversa o della stessa colonna rispetto a quella in cui si trova;
- i 2 Cavalli possono muoversi su una delle caselle a lui più vicine che non appartengono alla traversa, alla colonna e alle diagonali passanti per la sua casella di partenza (il percorso che compiono nello spostamento è una semplice L);
- i 2 Alfieri si possono muovere su una qualunque casella della stessa diagonale rispetto a quella in cui si trova;
- la Donna può scegliere ad ogni mossa se muoversi come un alfiere o come una torre;
- il Resi può muoversi in una delle caselle adiacenti (anche diagonalmente) a quella occupata.

I 12 pezzi della Dama, invece, non hanno un talento definito, abilità o competenze: tutte le pedine possono muoversi indistantamente di una sola casella alla volta, diagonalmente ed in avanti, possono inoltre prendere un pezzo avversario facendo un movimento di due caselle nella stessa direzione saltando sopra il pezzo avversario nella casella intermedia. Solo quando una pedina raggiunge la base avversaria, ovvero la riga più distante nella sua direzione di marcia, diventa dama e gode di particolari poteri, infatti può muoversi e catturare sia avanti che indietro.
I pezzi degli Scacchi quindi non potranno mai giocare a Dama, mentre può accadere il contrario.
Questa cosa ha i suoi pro e i suoi contro: i pezzi della Dama, come “pro”, risultano più flessibili e adattabili all’ambiente circostante, ma proprio questa loro caratteristica ha come “contro” il fatto che li rende “Master of None”, o anche detto “Jack of all trades” e quindi forse più superficiali, poco coinvolti e poco integrati nelle dinamiche del gioco.
I pezzi degli Scacchi sono i “Jack of one trade” o anche i “Master of One”. Ogni pezzo è unico, completa il gioco dell’altro ma senza essere indispensabile per il successo. Ognuno arriva fin dove può con le sue competenze e poi si affida all’altro (team working). Certo l’ovvio “contro” è che nessuno dei pezzi è in grado di fare la mossa dell’altro…ma d’altronde siamo tutti diversi e neanche a forza si può essere identici a qualcun altro.
In molte culture l’essere “Jack of all trades” non è vista come una cosa positiva. Non si va mai a fondo nelle cose: “Many talents, no talent”, dicono in Giappone; “Un océano de conocimiento de una pulgada de profundidad”, dicono in Spagna.
Ma non sembra avere la stessa valenza in Italia…e forse anche per questo il mercato del lavoro soffre.
Studiamo tanto, ci appassioniamo a qualcosa, allarghiamo anche i nostri orizzonti (perchè non fa mai male) ma il vero talento o gli skill specifici, chi se ne accorge?chi è in grado di connettere i puntini dello sviluppo professionale seguendo un filo logico?
Vogliamo essere creativi e forse tra tutti i popoli del mondo lo saremo anche più di altri….ma tutta questa creatività se invece che essere superficiale, fosse a volte un pò convogliata dentro alcuni canali?non è che magari avremmo anche qualche GRANDE multinazionale ITALIANA che emerge?
E poi la passione come motore della dedizione, come incentivo per il successo?

SCACCHI please…NO Dama!!

Avete presente il gioco degli Scacchi?e quello della Dama?
Ora vi spiego…entrambi usano lo stesso piano di gioco. Identico. Quadrati neri che si alternano a quadrati bianchi. Entrambi giochi di strategia. Ma sono due strategie diverse.
Gli Scacchi mettono 16 pezzi a disposizione di ogni giocatore, la Dama ne ha 12.

Quei 16 pezzi degli scacchi hanno skills specifici:
- gli 8 Pedoni si muovono solo in avanti di una o due caselle ad inizio partita, poi solo di una ed in ogni caso per catturare altri pezzi si deve spostare di una casella diagonalmente;
- le 2 Torri si possono muovere su una qualunque casella della stessa traversa o della stessa colonna rispetto a quella in cui si trova;
- i 2 Cavalli possono muoversi su una delle caselle a lui più vicine che non appartengono alla traversa, alla colonna e alle diagonali passanti per la sua casella di partenza (il percorso che compiono nello spostamento è una semplice L);
- i 2 Alfieri si possono muovere su una qualunque casella della stessa diagonale rispetto a quella in cui si trova;
- la Donna può scegliere ad ogni mossa se muoversi come un alfiere o come una torre;
- il Resi può muoversi in una delle caselle adiacenti (anche diagonalmente) a quella occupata.

I 12 pezzi della Dama, invece, non hanno un talento definito, abilità o competenze: tutte le pedine possono muoversi indistantamente di una sola casella alla volta, diagonalmente ed in avanti, possono inoltre prendere un pezzo avversario facendo un movimento di due caselle nella stessa direzione saltando sopra il pezzo avversario nella casella intermedia. Solo quando una pedina raggiunge la base avversaria, ovvero la riga più distante nella sua direzione di marcia, diventa dama e gode di particolari poteri, infatti può muoversi e catturare sia avanti che indietro.

I pezzi degli Scacchi quindi non potranno mai giocare a Dama, mentre può accadere il contrario.

Questa cosa ha i suoi pro e i suoi contro: i pezzi della Dama, come “pro”, risultano più flessibili e adattabili all’ambiente circostante, ma proprio questa loro caratteristica ha come “contro” il fatto che li rende “Master of None”, o anche detto “Jack of all trades” e quindi forse più superficiali, poco coinvolti e poco integrati nelle dinamiche del gioco.
I pezzi degli Scacchi sono i “Jack of one trade” o anche i “Master of One”. Ogni pezzo è unico, completa il gioco dell’altro ma senza essere indispensabile per il successo. Ognuno arriva fin dove può con le sue competenze e poi si affida all’altro (team working). Certo l’ovvio “contro” è che nessuno dei pezzi è in grado di fare la mossa dell’altro…ma d’altronde siamo tutti diversi e neanche a forza si può essere identici a qualcun altro.

In molte culture l’essere “Jack of all trades” non è vista come una cosa positiva. Non si va mai a fondo nelle cose: “Many talents, no talent”, dicono in Giappone; “Un océano de conocimiento de una pulgada de profundidad”, dicono in Spagna.

Ma non sembra avere la stessa valenza in Italia…e forse anche per questo il mercato del lavoro soffre.
Studiamo tanto, ci appassioniamo a qualcosa, allarghiamo anche i nostri orizzonti (perchè non fa mai male) ma il vero talento o gli skill specifici, chi se ne accorge?chi è in grado di connettere i puntini dello sviluppo professionale seguendo un filo logico?
Vogliamo essere creativi e forse tra tutti i popoli del mondo lo saremo anche più di altri….ma tutta questa creatività se invece che essere superficiale, fosse a volte un pò convogliata dentro alcuni canali?non è che magari avremmo anche qualche GRANDE multinazionale ITALIANA che emerge?
E poi la passione come motore della dedizione, come incentivo per il successo?

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PUSHING FORWARD, PULLING BACKWARD.

Questo è quello che generalmente avviene nel tiro alla fune…ma non solo. Paul McCartney nell’album “Tug of War” (espressione inglese per tiro alla fune) ci vedeva una metafora dei rapporti tra le grandi nazioni del mondo.
A volte rappresenta una disputa tra due parti che non sono disposte a scendere a compromessi, perchè si sentono entrambi abbastanza forti fisicamente, mentalmente, moralmente.
Il punto è che entrambe le parti non vogliono cedere, ma alla lunga una delle due, non per sua espressa volontà, lo farà e la parte che  resiste di più si imporrà. Ma non necessariamente avrà vinto qualcosa di concreto…potrebbe non essere stato sopraffatto solo perchè così doveva andare il corso degli eventi. Questa è un’altra possibile metafora: la vita!
Il presente è quel segno marcato al centro della corda, il passato è ad un capo della fune, il futuro all’altro capo.
Noi siamo al centro contesi da esperienze che ti tirano indietro per ricordarti chi sei e altre che ti spingono avanti per farti crescere. Il più delle volte siamo spinti verso il futuro; poi a volte il passato riprende vigore e ti senti - piacevolmente e nostalgicamente - tirato indietro.
Nessuna delle due parti vince davvero. E’ il naturale corso degli eventi a lasciare sempre più spazio e più vantaggio al futuro!

PUSHING FORWARD, PULLING BACKWARD.

Questo è quello che generalmente avviene nel tiro alla fune…ma non solo. Paul McCartney nell’album “Tug of War” (espressione inglese per tiro alla fune) ci vedeva una metafora dei rapporti tra le grandi nazioni del mondo.
A volte rappresenta una disputa tra due parti che non sono disposte a scendere a compromessi, perchè si sentono entrambi abbastanza forti fisicamente, mentalmente, moralmente.
Il punto è che entrambe le parti non vogliono cedere, ma alla lunga una delle due, non per sua espressa volontà, lo farà e la parte che resiste di più si imporrà. Ma non necessariamente avrà vinto qualcosa di concreto…potrebbe non essere stato sopraffatto solo perchè così doveva andare il corso degli eventi. Questa è un’altra possibile metafora: la vita!

Il presente è quel segno marcato al centro della corda, il passato è ad un capo della fune, il futuro all’altro capo.
Noi siamo al centro contesi da esperienze che ti tirano indietro per ricordarti chi sei e altre che ti spingono avanti per farti crescere. Il più delle volte siamo spinti verso il futuro; poi a volte il passato riprende vigore e ti senti - piacevolmente e nostalgicamente - tirato indietro.
Nessuna delle due parti vince davvero. E’ il naturale corso degli eventi a lasciare sempre più spazio e più vantaggio al futuro!

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6,5. Percentuale niente affatto trascurabile.

Ci sono cose che devi imparare perchè non le sai, ci sono cose che devi imparare man mano che cresci perchè manca l’esperienza e poi ci sono cose che non pensavi di dover imparare perchè bastava pensarci, rifletterci…ma siccome non l’hai fatto, allora ti tocca impararle!
Ebbene tra le 8.30 e le 9.00 di mattina, in macchina, andando al lavoro ancora assonnata e in uno sprazzo di lucidità (cosa alquanto inverosimile) ho imparato qualcosa.
Mezz’ora?! RECORD!

Spesso ti scontri con problemi economici (e non solo perchè c’è la crisi, ma anche perchè i soldi non bastano mai), ma non avresti mai pensato che un giorno il tuo problema principale sarebbe stato i giorni di ferie. Ti rendi conto che potrebbero non essere sufficienti per tutte le cose che hai in testa.
I soldi si rimediano…fai un lavoretto extra, risparmi. Le ferie? niente, 24 gg e BASTA!
Hai una vita sola, ma soli 24 gg di ferie l’anno. Che poi 24gg su 365, è il 6,5%!!

Così ti rendi conto che è tutta una questione di percentuali rilevanti. Dal momento della ferale scoperta il 90% del tuo cervello sarà occupato a rimuginare su come far fruttare al massimo quel 6,5% di Vita -e lo scrivo in maiuscolo- e farti sentire come se quel 93,5% di routine “piedi-saldi-a-terra” e “testa-sul-collo” sia una percentuale del tutto irrilevante.
La sfida è aperta, perchè già l’ho fatto. E qui ci sta bene divagare un attimo per un parallelismo con il nuoto e per citare Baglioni che in apertura dei Mondiali di Nuoto di Roma 2009 cantava, definendo (in maniera molto precisa e corretta) la gara come “[…]il tempo di un tempo a parte[…]”. È così. Giustamente lui affermava che, in realtà nella vita, un tuffo o una manciata di bracciate restano null’altro che un frammento.

Ma siccome si ricordano meglio quei frammenti di Vita che le giornate tutte uguali, vale la pena programmare bene quel 6,5%!
Settimana Bianca, new entry.
Olanda, ormai una costante.
Lignano, trasferta della squadra.
Israele e Giordania, ultima (attraente, quanto balzana) trovata.
Sardegna, impossibile mancare.
E in tutto ciò non è stato considerato:
- la mia natura capricciosa che rifiuta il solo pensiero di sostare ad Agosto a Roma
- l’attrazione fatale di una sorella che con ogni probabilità e speranza si trasferisce negli USA per 4 mesi
- le vacanze di Natale…
Viaggiare, una passione. Qualsiasi sia il motivo: in visita, per lavoro, per piacere, per studio, per avventura, per riposarsi.
Quest’anno…non so perchè…i progetti sono tanti, le idee pure. Un vulcano.
Sarà che quando hai uno stipendio, le prospettive cambiano. Cerchi aria pura e puoi affacciarti anche alla finestra dei desideri.
Sarà pure che nella vita non si può avere tutto tutto…e così ora hai i soldi, ma poche ferie. E poi magari metti su famiglia e hai pochi soldi, devi risparmiare e quindi avrai tante ferie inutilizzate (e speriamo di no!).

La vita è un’altalena, ma non puoi aspettare di avere i soldi o le ferie per viverla.
Devi arrangiarti come puoi.
E allora mi arrangio e intanto penso ad organizzare al meglio quella parte del 6,5% che presenta meno incognite. Se avanzerà tempo, lo si vivrà!

6,5. Percentuale niente affatto trascurabile.

Ci sono cose che devi imparare perchè non le sai, ci sono cose che devi imparare man mano che cresci perchè manca l’esperienza e poi ci sono cose che non pensavi di dover imparare perchè bastava pensarci, rifletterci…ma siccome non l’hai fatto, allora ti tocca impararle!

Ebbene tra le 8.30 e le 9.00 di mattina, in macchina, andando al lavoro ancora assonnata e in uno sprazzo di lucidità (cosa alquanto inverosimile) ho imparato qualcosa.
Mezz’ora?! RECORD!

Spesso ti scontri con problemi economici (e non solo perchè c’è la crisi, ma anche perchè i soldi non bastano mai), ma non avresti mai pensato che un giorno il tuo problema principale sarebbe stato i giorni di ferie. Ti rendi conto che potrebbero non essere sufficienti per tutte le cose che hai in testa.
I soldi si rimediano…fai un lavoretto extra, risparmi. Le ferie? niente, 24 gg e BASTA!

Hai una vita sola, ma soli 24 gg di ferie l’anno. Che poi 24gg su 365, è il 6,5%!!

Così ti rendi conto che è tutta una questione di percentuali rilevanti. Dal momento della ferale scoperta il 90% del tuo cervello sarà occupato a rimuginare su come far fruttare al massimo quel 6,5% di Vita -e lo scrivo in maiuscolo- e farti sentire come se quel 93,5% di routine “piedi-saldi-a-terra” e “testa-sul-collo” sia una percentuale del tutto irrilevante.

La sfida è aperta, perchè già l’ho fatto. E qui ci sta bene divagare un attimo per un parallelismo con il nuoto e per citare Baglioni che in apertura dei Mondiali di Nuoto di Roma 2009 cantava, definendo (in maniera molto precisa e corretta) la gara come “[…]il tempo di un tempo a parte[…]”. È così. Giustamente lui affermava che, in realtà nella vita, un tuffo o una manciata di bracciate restano null’altro che un frammento.

Ma siccome si ricordano meglio quei frammenti di Vita che le giornate tutte uguali, vale la pena programmare bene quel 6,5%!

Settimana Bianca, new entry.
Olanda, ormai una costante.
Lignano, trasferta della squadra.
Israele e Giordania, ultima (attraente, quanto balzana) trovata.
Sardegna, impossibile mancare.

E in tutto ciò non è stato considerato:
- la mia natura capricciosa che rifiuta il solo pensiero di sostare ad Agosto a Roma
- l’attrazione fatale di una sorella che con ogni probabilità e speranza si trasferisce negli USA per 4 mesi
- le vacanze di Natale…

Viaggiare, una passione. Qualsiasi sia il motivo: in visita, per lavoro, per piacere, per studio, per avventura, per riposarsi.
Quest’anno…non so perchè…i progetti sono tanti, le idee pure. Un vulcano.
Sarà che quando hai uno stipendio, le prospettive cambiano. Cerchi aria pura e puoi affacciarti anche alla finestra dei desideri.
Sarà pure che nella vita non si può avere tutto tutto…e così ora hai i soldi, ma poche ferie. E poi magari metti su famiglia e hai pochi soldi, devi risparmiare e quindi avrai tante ferie inutilizzate (e speriamo di no!).

La vita è un’altalena, ma non puoi aspettare di avere i soldi o le ferie per viverla.
Devi arrangiarti come puoi.

E allora mi arrangio e intanto penso ad organizzare al meglio quella parte del 6,5% che presenta meno incognite. Se avanzerà tempo, lo si vivrà!

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Cose che noti solo se sei abituato a fare “Trova x piccole differenze…”?!?

I crackers, quelli della Mulino Bianco.
Quelli della scatola bianca e rossa stretta e lunga.
Ogni pacchetto contiene 4 crackers, che mediamente consumo quando sono le 10.30/11 in ufficio.
Una casetta, il logo del Mulino Bianco. Una di quelle che sanno disegnare anche i bambini; con il tetto spiovente (magari rosso, se fosse colorato), finestre quadrate, porticina e mulino sul fianco della casa.
Ebbene sui crackers c’è sempre stata la famosa casetta, icona dei valori genuini, alimentari e non, che da sempre trasmette l’azienda con i suoi prodotti e i suoi spot. Quella stessa famosa casetta che chissà in quanti abbiamo “fatto uscire” dai crackers da bambini mangiando prima tutto intorno.
Oggi ore 10.30 circa mi accingo a consumare il mio solito pacchettino che mi consente di tirare avanti fino all’ora di pranzo e…..cosa vedono i miei occhi?
La casetta è sparita! Sul momento penso che mi abbiano truffato; un pò come quando vai a Porta Portese o in certi negozi di Napoli (nessuno me ne voglia), compri una cosa, vedi la scatola, pensi “sì è quello che cercavo!”, poi vai a casa con la tua scatola sgargiante e dentro c’è una cineseria o addirittura il nulla.
E invece no. Un occhio più attento, lo stesso che sull’enigmistica fa il giochino “Trova x piccole differenze…”, si accorge che una volta spezzato il primo anomalo cracker, sul secondo spunta la famosa casetta!!
Così scatta la curiosità del verificare l’autenticità del prodotto e dello scoprire cosa c’è sugli altri crackers. La casetta c’è ed è sul secondo cracker; sul primo c’è un sacchetto (sembrerebbe di grano) con una paletta appoggiata dentro; sul terzo c’è un chicco di grano; sul quarto una macina identica a quella degli spot.
No non mi hanno truffato, i crackers sono decisamente della Mulino Bianco!

Cose che noti solo se sei abituato a fare “Trova x piccole differenze…”?!?

I crackers, quelli della Mulino Bianco.
Quelli della scatola bianca e rossa stretta e lunga.
Ogni pacchetto contiene 4 crackers, che mediamente consumo quando sono le 10.30/11 in ufficio.

Una casetta, il logo del Mulino Bianco. Una di quelle che sanno disegnare anche i bambini; con il tetto spiovente (magari rosso, se fosse colorato), finestre quadrate, porticina e mulino sul fianco della casa.

Ebbene sui crackers c’è sempre stata la famosa casetta, icona dei valori genuini, alimentari e non, che da sempre trasmette l’azienda con i suoi prodotti e i suoi spot. Quella stessa famosa casetta che chissà in quanti abbiamo “fatto uscire” dai crackers da bambini mangiando prima tutto intorno.

Oggi ore 10.30 circa mi accingo a consumare il mio solito pacchettino che mi consente di tirare avanti fino all’ora di pranzo e…..cosa vedono i miei occhi?
La casetta è sparita! Sul momento penso che mi abbiano truffato; un pò come quando vai a Porta Portese o in certi negozi di Napoli (nessuno me ne voglia), compri una cosa, vedi la scatola, pensi “sì è quello che cercavo!”, poi vai a casa con la tua scatola sgargiante e dentro c’è una cineseria o addirittura il nulla.

E invece no. Un occhio più attento, lo stesso che sull’enigmistica fa il giochino “Trova x piccole differenze…”, si accorge che una volta spezzato il primo anomalo cracker, sul secondo spunta la famosa casetta!!

Così scatta la curiosità del verificare l’autenticità del prodotto e dello scoprire cosa c’è sugli altri crackers. La casetta c’è ed è sul secondo cracker; sul primo c’è un sacchetto (sembrerebbe di grano) con una paletta appoggiata dentro; sul terzo c’è un chicco di grano; sul quarto una macina identica a quella degli spot.

No non mi hanno truffato, i crackers sono decisamente della Mulino Bianco!

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The Cup Song

That’s funny and she’s a friend of mine!She’s a very good singer but most of all she’s nice, friendly and a real show girl ;)!!
Just watch it by yourself, like it and share it…let’s help go viral!!

…..and if you wanna see something more by Lea, just go on her youtube channel (see tags below)…great videos there!!

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Just give one more try.

"Don’t ever let somebody tell you, you can’t do something. […] When people can’t do something themselves, they’re gonna tell you that you can’t do it."

Perchè “La ricerca della felicità”, al contrario di quello che si possa pensare, è un film estremamente reale, veritiero. Un tentativo più che onesto di rappresentare uno spaccato di vita non distante da quello che TUTTI viviamo. Poi ovviamente dipende tutto dalla nostra personalissima capacità di reagire e di relazionarci con le singole situazioni. Quello è ciò che fa la differenza tra l’avere una possibilità come il nostro protagonista, il sig. Gardner, e il non averla.
Non è utopia, non è solo l’ennesima storia di “american dream” realizzato…sicuramente in certi posti le cose accadono più spesso e sicuramente in altri ti devi aiutare più da solo, che contare sulla buona fede del prossimo.
Ma se la citazione sopra è vera, allora sarà vero pure ciò che viene detto dopo.

“You want something, go get it. Period.”

Se vuoi qualcosa, vai a prendertelo con qualsiasi mezzo. Ma onestamente. Fatti rispettare. Non permettere agli altri di farti calpestare. VAI AVANTI.

D’altronde dice il proverbio…”chi la dura, la vince”.

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Floppy, eroe immortale.

I floppy disk nascono nel lontano 1967 con l’avvento dei dischi da 8 pollici (20 cm) di diametro di sola lettura: i “memory disk”, che Ibm sviluppò per caricare sui suoi mainframe. È l’inizio di una lunga e gloriosa carriera
La prima azienda a incorporare il supporto per floppy disk in un computer è la piemontese Olivetti. La casa di Ivrea lo prevede nel suo modello P6060, presentato alla fiera di Hannover nella primavera del 1975. Un primato che segue quelli delle macchine per scrivere
Le versioni più utilizzate e conosciute sono quelle da 5 pollici e un quarto e da 3,5 pollici. Quest’ultimo viene inventato da Sony nel 1981 e si impone a livello mondiale anche grazie alla decisione di Apple di adottarlo sui suoi modelli. I dischetti arriveranno a contenere 1,44 Mb nel 1987
Proprio la Apple che ne aveva decretato il successo è la casa di pc che segna il declino del floppy. È la prima, nel 1998, a decidere di abbandonarli con il lancio della famiglia iMac dotata di unità Cd-Rom. Quell’anno vengono venduti nel mondo circa due miliardi di floppy disk da 3,5 pollici.
Da marzo 2011 Sony non venderà più i floppy disk da 3,5 pollici. È la fine di una storia durata esattamente 30 anni. Oggi una confezione di 10 dischetti si compra a Tokyo con l’equivalente di circa sei dollari. L’erede ideale del floppy è la chiavetta, oggi in uso in tutto il mondo.

“Floppy” per gli amici: elemento chiave di tante ricerche scolastiche e incredibilmente pieno di contenuti perchè era un pò come la borsa di Mary Poppins, piccola di capienza, ma di fatto conteneva cose anche infinitamente grandi, tipo i videogiochi!!
Ora sarebbe impensabile mettere un videogioco su un Floppy.

“Obsoleto” è il sinonimo di Floppy, tecnologia che ha subito profonde trasformazioni estetiche e innovazioni incrementali successive passando per i CD-ROM e fino ad arrivare alle pennette USB.

Eppure, nonostante sia in pensione, il Floppy fa ancora parlare di sè…un pò come i supereroi.
“Salva…” e “Salva con nome…” che clicchiamo tutti almeno una volta al giorno, riportano come icona il vecchietto e pensionato Floppy.

E così Floppy fa da collante tra le generazioni del post guerra, che l’hanno visto nascere, e le attuali generazioni di ragazzi che con gran facilità riescono a possedere oggetti di alta tecnologia senza neanche stupirsi dei progressi e delle incredibili innovazioni che ci sono state per arrivare a metterseli comodamente in tasca.

Floppy, l’eroe immortale, è una semplice icona con la grande responsabilità di tenere unita la generazione dei nostri nonni, che ha visto compiersi il miracolo incredibile della nascita dei computer (ancora c’è chi si chiede come facciano tutte le informazioni ad essere lì dentro), e la generazione di quei piccoli informatici che, a 8/10 anni restano affascinati dalle potenzialità di certi ritrovati tecnologici, ma danno per scontata e ovvia la loro presenza, come se fossero sempre esistiti e le differenze fossero solo questioni di design.

Floppy, eroe immortale.

I floppy disk nascono nel lontano 1967 con l’avvento dei dischi da 8 pollici (20 cm) di diametro di sola lettura: i “memory disk”, che Ibm sviluppò per caricare sui suoi mainframe. È l’inizio di una lunga e gloriosa carriera
La prima azienda a incorporare il supporto per floppy disk in un computer è la piemontese Olivetti. La casa di Ivrea lo prevede nel suo modello P6060, presentato alla fiera di Hannover nella primavera del 1975. Un primato che segue quelli delle macchine per scrivere
Le versioni più utilizzate e conosciute sono quelle da 5 pollici e un quarto e da 3,5 pollici. Quest’ultimo viene inventato da Sony nel 1981 e si impone a livello mondiale anche grazie alla decisione di Apple di adottarlo sui suoi modelli. I dischetti arriveranno a contenere 1,44 Mb nel 1987
Proprio la Apple che ne aveva decretato il successo è la casa di pc che segna il declino del floppy. È la prima, nel 1998, a decidere di abbandonarli con il lancio della famiglia iMac dotata di unità Cd-Rom. Quell’anno vengono venduti nel mondo circa due miliardi di floppy disk da 3,5 pollici.
Da marzo 2011 Sony non venderà più i floppy disk da 3,5 pollici. È la fine di una storia durata esattamente 30 anni. Oggi una confezione di 10 dischetti si compra a Tokyo con l’equivalente di circa sei dollari. L’erede ideale del floppy è la chiavetta, oggi in uso in tutto il mondo.

“Floppy” per gli amici: elemento chiave di tante ricerche scolastiche e incredibilmente pieno di contenuti perchè era un pò come la borsa di Mary Poppins, piccola di capienza, ma di fatto conteneva cose anche infinitamente grandi, tipo i videogiochi!!
Ora sarebbe impensabile mettere un videogioco su un Floppy.

“Obsoleto” è il sinonimo di Floppy, tecnologia che ha subito profonde trasformazioni estetiche e innovazioni incrementali successive passando per i CD-ROM e fino ad arrivare alle pennette USB.

Eppure, nonostante sia in pensione, il Floppy fa ancora parlare di sè…un pò come i supereroi.
“Salva…” e “Salva con nome…” che clicchiamo tutti almeno una volta al giorno, riportano come icona il vecchietto e pensionato Floppy.

E così Floppy fa da collante tra le generazioni del post guerra, che l’hanno visto nascere, e le attuali generazioni di ragazzi che con gran facilità riescono a possedere oggetti di alta tecnologia senza neanche stupirsi dei progressi e delle incredibili innovazioni che ci sono state per arrivare a metterseli comodamente in tasca.

Floppy, l’eroe immortale, è una semplice icona con la grande responsabilità di tenere unita la generazione dei nostri nonni, che ha visto compiersi il miracolo incredibile della nascita dei computer (ancora c’è chi si chiede come facciano tutte le informazioni ad essere lì dentro), e la generazione di quei piccoli informatici che, a 8/10 anni restano affascinati dalle potenzialità di certi ritrovati tecnologici, ma danno per scontata e ovvia la loro presenza, come se fossero sempre esistiti e le differenze fossero solo questioni di design.

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BUON ANNO A TUTTI!

Anche quest’anno Agosto è andato. Il mese del caldo, delle code in autostrada e delle spiagge affollate ce lo siamo lasciato alle spalle da qualche giorno.
Agosto è la vera fine dell’anno. Mica capodanno!

Eccolo qua, Settembre, che se rientrando dalle ferie ti fossi illuso di poter uscire prima e goderti ancora qualche giorno di relax o se per caso ti fossi sognato di trovare il sorriso e l’energia guardando il sole fuori, ti ricorda subito che l’estate è FI-NI-TA!Punto e basta. Anzi punto e a capo, nuovo anno.

Settembre entra subito con la pioggia…stacco dirompente con Agosto. Non sia mai ti fosse venuto in mente che ti faccia un regalo, prolungando l’estate e lasciandoti beare nel ricordo dei bagordi dei giorni precedenti, assolutamente no!
Entra con la pioggia, ti fa deprimere un pò e poi, quando ormai dell’estate ti sei dimenticato l’esistenza e ti sembra passata un’eternità dai gelati, i bagni al mare, la spensieratezza delle serate, il caldo soffocante, l’odore di citronella e il canto incessante delle cicale, Settembre ti fa uscire un pò di sole e di caldo.

Poi ripiomba nel grigiore.

E tu ti domandi perchè non poteva essere graduale questo passaggio, invece che così brusco, ma ormai è andata. L’anno è ricominciato e con lui il traffico, le scuole, il lavoro, la frenesia, la monotonia delle quotidiane routine, la necessità di trovare alternative serali “perchè se piove…”.

Con un pò di malinconia estiva si pensa subito al Natale, che è la festa più vicina e quindi speranza di vacanze, di ritrovare un pò di spensieratezza e tranquillità.

Perchè il tempo durante le vacanze si dilata…per fortuna. Poi ricomincia a correre e ad inseguirci quando arriva Settembre.

Intanto io, caro Settembre, ti ho rubato 4 splendidi giorni di sole :)!

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